Smart City: un comune su tre ha avviato almeno un progetto




Oltre un comune italiano su tre (il 36%) ha avviato almeno un progetto di Smart City negli ultimi tre anni (2016-2018), in calo del 15% rispetto al triennio 2014-2016. L’80% dei progetti si ferma alla fase di sperimentazione, ma allo stesso tempo emerge la volontà di adottare soluzioni più innovative, che portino benefici tangibili per le comunità. È quanto rivela il sondaggio condotto dall’Osservatorio su 112 comuni italiani con più di 15mila abitanti.


“La Smart City in Italia mostra timidi segnali di risveglio – commenta Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things -: anche se complessivamente diminuisce il numero di progetti avviati, questi divengono più robusti e innovativi, con iniziative più strutturate, avviate con un approccio integrato e con progetti che vedono la collaborazione di diversi comuni. Pubblico e privato devono fare gioco di squadra per rendere le città più intelligenti. La creazione di opportuni ecosistemi che generino valore per l’intera comunità è il vero snodo cruciale su cui fare leva per il rilancio della Smart City in Italia”.


La mancanza di competenze è la prima barriera all’avvio di progetti di Smart City, indicata dal 65% del campione, seguita dalla carenza di risorse economiche (62%). I comuni conoscono poco le novità tecnologiche e non hanno consapevolezza di come poterle sfruttare nell’offerta di servizi di valore: il 60% non sa dell’esistenza di reti IoT LPWA, adatte per le loro caratteristiche a supportare applicazioni per la Smart City. La terza barriera più frequente è la difficoltà di coordinamento tra i diversi attori coinvolti all’interno di un progetto Smart City (27%). La governance risulta spesso complessa: l’alternarsi di amministrazioni diverse nell’arco di pochi anni e la presenza di una moltitudine di enti proprietari degli asset presenti sul territorio rendono complicata la collaborazione tra attori eterogenei, pubblici e privati. Da un’analisi su 22 comuni e 43 aziende, inoltre, emerge come il livello di maturità dei comuni sia giudicato ancora insufficiente nel 97% dei casi, con un divario molto ampio rispetto alla maturità degli operatori dell’offerta (sufficiente nel 47% dei casi). Inoltre, i comuni faticano a utilizzare le informazioni raccolte sia internamente (il 78% segnala che i dati raccolti non sono rielaborati) sia esternamente (l’80% indica che non è presente alcuna forma di collaborazione con attori privati).

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